Sogno di Aprile…

Una virgola di cielo dondola
tra due cime ondeggianti
di alberi inquieti ,il prato
punteggia di mille capolini,
distesa sull’erba osservo.
E volano lassù, senza meta
vele di pensieri stanchi
dove echi di tamburi lontani
ritornano la musica e i canti,
io e la vita ci amavamo ancora,
i sogni scrivevano  a cascata
momenti magici di stagioni
colorate di giovanili bellezze.
E ora solo un parlar di foglie,
un alternar di vento e di silenzio,
un profumo di viole, una carezza di
farfalla a dirmi che
è di nuovo primavera.

 

 

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Chi è più felice?

 Chi è più felice,  l’uomo che ha più conoscenze o colui che non ne ha e vive la sua vita così, come si presenta ,a parità di bisogni essenziali soddisfatti?
 Leggete questi pensieri di Arthur Schopenhauer.

Quanto più in basso l’uomo si trova dal punto di vista intellettuale, tanto meno misteriosa è per lui l’esistenza: anzi, gli sembra ovvio che tutto quello che esiste, esista ed esista così com’è.

La fede si può promuovere soltanto in modo indiretto, precostituendo, con largo anticipo, condizioni opportune, vale a dire preparandole un terreno adatto su cui possa allignare bene; quel terreno è l’ignoranza.

La vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili.

La speranza e la paura ci fanno vedere come verosimile e prossimo rispettivamente ciò che desideriamo e ciò che temiamo, ma entrambe ingrandiscono il loro oggetto.

Chi vede tutto nero e teme sempre il peggio e prende le sue misure in questo senso, non si sarà sbagliato tanto spesso quanto colui che dà alle cose un colore e una previsione serena.

Discorsi o idee intelligenti si possono esporre soltanto a una società intelligente; nella comune invece riescono odiosi poiché per piacere a questa è assolutamente necessario essere superficiali e di cervello limitato.

Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male. Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova? Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta.

Gli animali sono assai più di noi soddisfatti per il semplice fatto di esistere; le piante lo sono interamente; gli uomini lo sono secondo il grado della loro stupidità. Questa dedizione totale al presente, propria degli animali, è la precipua causa del piacere che ci danno gli animali domestici.

Nella pacatezza dello sguardo degli animali parla ancora la saggezza della natura; perché in essi la volontà e l’intelletto non si sono ancora distaccati abbastanza l’uno dall’altro per potersi, al loro reincontrarsi, stupire l’uno dell’altra.

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Jacques Prévert Déjeuner du matin.

JACQUES PRÉVERT – DÉJEUNER DU MATIN

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Capisci che una persona…

ARTHUR RIMBAUD –Capisci che una persona…

stare-sul-divano senza interesse
Capisci che una persona non ti ama più quando non ti chiede come stai, quando ritarda, quando ti dimentica, quando non ha più tempo.
Capisci che è finita quando lo spazio che aveva delineato per te va restringendosi, capisci che non va quando dimentica che la pioggia ti rende triste, quando lo dimentica e non corre da te per stringerti, per farti sentire meno sola.
Capisci che non ti ama più quando non cura le tue ferite, quando lascia a casa l’antidoto, quando ride con gli altri e non con te.
I dettagli, sono i dettagli a fregarci. L’amore è un dettaglio.
Non è una questione di pienezza, di totalità, è invece una questione di gesti, di sguardi.
Se mancano, manca l’amore.
Se mancano è meglio lasciar perdere.

 

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Riflessioni Zen su pensieri di Confucio.

Non fare del bene se non sopporti l’ingratitudine.

Il saggio esige il massimo da sé, l’uomo da poco si attende tutto dagli altri.

La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, bensì nel rialzarci ogni volta che cadiamo.

La vita è veramente molto semplice; ma noi insistiamo nel renderla complicata.

Non importa se ti muovi piano, l’importante è che non ti fermi.

Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo.

Il silenzio è un vero amico che non tradisce mai.

Saggezza compassione e coraggio sono le tre qualità morali universalmente riconosciute.

Allontanarsi dal mondo, restare sconosciuti e non avere rimpianti: a questo può arrivare solo l’uomo superiore.

La vera conoscenza è sapere i limiti della nostra ignoranza.

In un paese ben governato la povertà è qualcosa di cui ci si deve vergognare. In un paese ben governato, è vergognosa la ricchezza.

Se cerchi una mano che ti aiuti nel momento del bisogno, la trovi alla fine del tuo braccio.

Se c’è rimedio perché te la prendi? E se non c’è rimedio perché te la prendi?

Se incontrerai qualcuno persuaso di sapere tutto e di essere capace di fare tutto non potrai sbagliare, costui è un imbecille!

 

 

 

 

 

 

 

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Nel rischio c’è la vita!

Amare, è rischiare di essere rifiutati.
Vivere, è rischiare di morire.
Sperare , è rischiare di essere delusi.
Provare , è rischiare di fallire.
Rischiare è una necessità
Solo chi osa rischiare è
veramente libero.
Alda Merini
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Una coincidenza di data e mi è venuto l’articolo.

Conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi a Firenze,Il Paesaggio con fiume (Paesaggio del Valdarno) è un disegno (19×28,5 cm) di Leonardo da Vinci .  Riporta di lato a sinistra (5 agosto 1473)  questa data  rendendo il disegno la prima opera sicuramente datata di Leonardo.
L’opera proviene dal Fondo Mediceo Lorenese. La firma sul disegno, scritta con l’inconfondibile scrittura mancina speculare di Leonardo, riporta “Dì de Sta Maria della Neve / Adì 5 daghosto 1473”. Si tratterebbe del “primo disegno di puro paesaggio” nell’arte occidentale, trattato cioè con dignità autonoma, svincolato da un soggetto sacro o profano.

 

 

 L’opera mostra un paesaggio fluviale, forse il Valdarno Inferiore da dove Leonardo era originario. Tra due  ripidi promontori , punteggiati da castelli e da altri segni della presenza umana, si apre la veduta di un fiume, con alberi, cespugli e in lontananza campi coltivati. Il disegno,  forse, può essere  stato uno schizzo  per un paesaggio in un’opera più complessa, o un esercizio del giovane artista a quel tempo allievo di Andrea del Verrocchio;  può essere stato fatto anche solo per piacere personale,  secondo la passione di Leonardo citata dal Vasari verso “il disegnare et il fare di rilievo, come cose che gl’andavano a fantasia più d’alcun’altra”.

Lo stile dell’opera somiglia ad altri suoi paesaggi, nei quali  egli sa rendere l’effetto del connettivo atmosferico, che lega il vicino e il lontano come se potesse circolarvi realmente “l’aria”.  Anche i tratti dell’opera sono tipici leonardeschi, infatti usa un tratto leggero per evocare il vento tra gli alberi e uno più spesso per le rocce e le cadute d’acqua, mentre per il castello a strapiombo usa contorni  ben definiti.  Il paesaggio è sicuramente vero perchè alcuni spunti sono visibili ancora oggi nella campagna intorno a Vinci.

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