Gauguin mon amour!!

Oggi mi voglio abbellire questa casa virtuale con alcuni dipinti di fiori di Paul Gauguin, dipinti  particolari, se confrontati con quelli dei contemporanei, rigorosamente impressionisti. Come saprete Gauguin è stato uno dei pittori più famosi di quest’epoca, ma il suo carattere volubile non gli permise mai di omologarsi nè ad alcuno dei grandi artisti, nè agli stili del periodo, né  per tavolozza , nè per tocco del pennello. La sua pittura rimane unica, chiara, limpida ed espressiva, anche se fatta di pochi tratti, ma di un effetto bellissimo- Ora li appendo per potermeli ammirare ogni volta che ne avrò desiderio.

 


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L’essenziale __Il Polo Sud…

  Un aereo pronto al decollo, da una base al Polo Sud.

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Le Nonne aspettano anche quando non sanno di farlo…5 minuti, un sorriso sono un regalo per lei e per voi.

Il mondo di Rosa, che non ricorda niente
Ha visto due guerre mondiali, fatto tre figli, lavorato come cucitrice. Ma tutte queste cose Rosa, malata di Alzheimer, non le ricorda. Eppure un lampo le attraversa lo sguardo, quando a trovarla arriva il nipote. Un racconto tratto da Futura
di Jacopo Storni

Il mondo di Rosa, che non ricorda niente

Illustrazione di Michela Fabbri

 

 

Che vive a fare Rosa?

Rosa non sente, Rosa non ricorda, Rosa non connette.

Alzheimer, la chiamano così, questa malattia che divora i nostri anziani.

Rosa è mia nonna.
Rosa non lo sa, non sa di avere l’Alzheimer. Rosa non sa più niente.
Neppure di se stessa. Neppure dei suoi familiari.
Riconosce solo qualcuno.
Forse non riconosce neppure me.

Non ho mai voglia di andare a trovarla.
Gli altri nipoti non ci vanno mai.
Che ci vado a fare?

M’invento scuse per rimandare la visita.
Oggi no, devo scrivere un articolo.
Oggi no, devo fare la spesa.
Giornate frenetiche.
Oggi no, ho quell’intervista da sbobinare.
E rimando, rimando, rimando.
Sento le voci della coscienza, m’intimano di fare uno sforzo.
Ma che ci vado a fare?
Fa male vederla così, le mani conserte, le dita raggrinzite, la pelle ispida, i capelli bianchi, gli occhi languidi, lo sguardo inanimato, perso nell’infinito statico delle sue stanze.

95 anni, in attesa della fine.
L’angoscia mi pervade.

È inutile parlarle, non ci sente. Per farsi sentire, bisogna urlare.
E infatti, ogni giorno, le grida si propagano fino al quarto piano.
Anna le urla nell’orecchio sinistro, quello dove qualcosa riesce ancora a captare.

Anna viene dall’Ucraina.
Rosa non sa dove sia l’Ucraina.
Rosa non è mai salita su un aereo.
Adesso le loro vite sono indissolubili.
Rosa e Anna, la vecchia e la badante.
Legate da un filo fragile. Vivono l’una accanto all’altra, catapultate dal destino sotto lo stesso tetto.
Anna conosce Rosa meglio di me.
Anna e Rosa.
Disperazioni che s’incontrano.
Due anime sotto il cielo, dentro l’eco di un silenzio sempre uguale.
La noia delle ore, la televisione che vomita immagini.
E Rosa guarda, può soltanto guardare.
La sua mente è un bosco di notte, groviglio di neuroni in preda al vento.
Memorie soffocate.
Ha visto due guerre mondiali, ma non se le ricorda.
Ha fatto tre figli, ma non se li ricorda.
Ha lavorato come cucitrice, ma non se lo ricorda.

Fissa il vuoto, poi la tv, poi ancora il vuoto.
Tedio quotidiano, il tempo immobile.
Sente le mani secche, si soffia nelle mani.
Mi chiede che ore sono, mi chiede se fuori piove.
Non piove. C’è il riverbero del sole. Getta nella stanza uno squarcio di luce.

Mi chiede se sono sposato. Dico sì, non ti ricordi il matrimonio? Dice no.
Passano cinque minuti, si gira e mi chiede la stessa cosa.
Ma davvero non ti ricordi il matrimonio? Dice no.

Il cimitero dei ricordi.
Il passato un libro vuoto.

Io ho da fare, che vengo a fare a trovare Rosa?
Lei mangia, dorme, mangia ancora, dorme ancora.
I familiari si alternano, il figlio, la figlia.
Vengono da Rosa ma non sanno che fare.
Non sanno cosa dire.

Vengono qui a fare presenza, come me.
Contano i giri delle lancette.
Dieci minuti lunghi un secolo.
Soltanto mia madre parla con Rosa.
Soltanto lei.
S’impegna, l’accarezza, la lava, le sorride.
È triste assistere Rosa, è pesante come il macigno della vecchiaia.
Perché Rosa non ci sente, Rosa non ricorda, Rosa non connette.
Vite di scarto.
Le labbra mute.

Però sorride, ogni volta che mi vede.
Quando entro in casa sua, sorride.
Come una scintilla.
Come un ricordo senza tempo, un passato che riaffiora.
I pomeriggi al parco quando avevo 10 anni.
La strada per accompagnarmi ai campi da tennis.
I tortelli che preparavi.
Ti ricordi, nonna?
I dolci che cucinavi.
Le serate sul divano.
Il gatto che rincorrevi.
Ti ricordi, nonna?

Dice sì.
Un lampo di speranza, sorrisi evanescenti.
Allora forse sì, ha senso venire a trovare Rosa.
Perché a noi, nipoti indaffarati, passare dieci minuti con Rosa non cambia nulla nell’arco della giornata.
A Rosa, dieci minuti coi suoi nipoti, cambia il senso della giornata.
Cambia il senso di un’esistenza troppo vuota per essere lasciati soli.

Fermiamo il tempo, accantoniamo noi stessi.
Bastano venti minuti.
Diamo loro dignità.
Regaliamo loro l’illusione di un ricordo.
Andiamo a trovare i nostri nonni, orfani dei loro nipoti menefreghisti

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La mia tristezza…

smartcapture

smartcapture

…Ho i ricordi chiusi in te
La tristezza dentro me
Tra due mani, le mie.
Sono i cieli neri che, io so
Non si scioglieranno più..

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Il movimento delle donne pelose è sintomo di una nuova primavera del femminismo?

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Il movimento delle donne pelose è sintomo di una nuova primavera del femminismo?

E’ veramente sintomo di una nuova primavera del femminismo il movimento delle donne pelose? Parte dall’Inghilterra sotto la sigla “Januhairy” che lancia la sfida di non depilarsi per un mese ascelle e inguine. La donna glabra sarebbe il prodotto di una fantasia unicamente maschile e quindi il recupero della dignità femminile equivale all’abbandono della ceretta? E’ chiaro che un mese senza depilarsi, soprattutto se è in pieno inverno non lascerà tracce visibili nella consuetudine sociale, ma quello che bisognerebbe capire quanto l’anarcopelismo possa realmente rappresentare una resurrezione di rituali di rivolta femminista come gli storici roghi dei reggiseni. E’ più facile che i primi a sentirsi sollevati dalla liberazione depilatoria siano proprio i maschi di ultima generazione, che potrebbero affrancarsi dall’obbligo sociale delle sopracciglia ad ali di gabbiano, dal torace come Ken fidanzato di Barbie, dalla ceretta obbligatoria per essere uguali agli stravaccati del Grande Fratello.

Gianluca Nicoletti

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Quando la realtà ed il sogno si sovrappongono…

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Stupore per l’occhio

calore sul cuore

magia d’emozione!

 

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I miei veri amici..

 

Ma erano i filosofi che soddisfacevano quel bisogno che si celava da qualche parte nella mia testa confusa: immergendomi nei loro eccessi e nel loro farraginoso vocabolario, spesso mi incantavano, saltavano fuori con affermazioni azzardate infiammate che mi sembravano verità assoluta o maledettamente vicine alla verità assoluta, e questo tipo di sicurezza era quello che cercavo per la vita di ogni giorno, che assomigliava molto di più a un pezzo di cartone. Quei tizi erano dei grandi, mi hanno fatto sopportare giorni come rasoi e notti piene di ratti; mentre le donne tiravano sul prezzo come banditrici venute dall’inferno. I miei fratelli, i filosofi, loro mi parlavano come nessun altro per strada o in giro aveva fatto mai; riempivano un vuoto immenso. Che bravi ragazzi, oh, davvero dei bravi ragazzi!

Charles Bukowski

 

 

 

 

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